I 10 migliori album del 2018 | EFFE RADIO

I 10 migliori album del 2018

Written by on 21/12/2018

Il 2018 è stato un anno denso di pubblicazioni musicali. Dall’hip hop al metal si sono succeduti una serie di album studio e dal vivo che hanno reso quest’anno memorabile.

Il nostro esperto musicale Alessandro Sasha di “Entrata Libera” ha selezionato alcune delle pubblicazioni che secondo lui meritano di essere ricordate ed emergono sulle altre per bellezza, arrangiamenti, singole canzoni e molto altro ancora.

Prima di andare ad elencare i 10 migliori album del 2018, un paio di Menzioni Onorevoli che per un motivo o nell’altro non sono riusciti a essere nella top 10:

  • Ocean SoundsIamthemorning
  • Springsteen on BroadwayBruce Springsteen
  • Arriving Somewhere (2018 Reissue)Porcupine Tree
  • L-1veHaken

Numero 10:

One More Light LiveLinkin Park

Nel Luglio 2017, la notizia del suicidio di Chester Bennington è stata un fulmine a ciel sereno per tutti i fan dei Linkin Park, me compreso. I californiani venivano dalla pubblicazione di un album discusso come One More Light e un tour europeo in cui avevano dimostrato che dal vivo erano ancora una band in grado di far divertire un numero imponente di fan. La morte di Chester ha fermato tutti i piani della band che si è ritrovata improvvisamente orfana di un loro caro amico con cui avevano condiviso gli ultimi 20 anni di vita. “One More Light Live” deriva da alcune registrazioni dal mixer svolte durante i concerti di Amsterdam e Londra dell’ultimo tour della band e per cui la qualità di registrazione non è delle migliori (in quanto non erano state pensate come uscita audio ufficiale). Ho deciso di mettere questo al decimo posto per una questione puramente emozionale. Ascoltare questo concerto per un fan come me che non ha mai potuto assistere a un loro live con Chester è probabilmente la cosa più vicina all’assisterci veramente.

Numero 9:

Arrivedorci (Live) – Elio e le Storie Tese

Sempre rimanendo in tema di gruppi che si sciolgono (?) gli Elio e le Storie Tese sono uno dei gruppi di cui sentiremo sicuramente la mancanza nei prossimi anni. E questo doppio album dal vivo ne è la testimonianza. In due ore e quaranta di musica è racchiusa tutta la storia musicale del “complessino” milanese compresi alcuni classici poco suonati dal vivo. L’atmosfera che si respira è quella di un saluto definitivo (ma non troppo) con l’amaro in bocca per uno scioglimento che nessuno, me compreso, si sarebbe aspettato. La scaletta è probabilmente la più vicina a un Greatest Hits che possiamo chiedere alla band milanese. Tra i brani inediti “Il Circo Discutibile” è un vero e proprio canto del cigno di una band che proprio come dicono loro “ci ha lasciato in così tenera età”.

Numero 8:

Dissolution The Pineapple Thief

Dissolution” è stato uno dei dischi più attesi dell’anno e non ha tradito le aspettative. Con l’entrata in pianta stabile dell’ex Porcupine Tree Gavin Harrison, mi sono iniziato a interessare a questa band inglese capitanata dal cantante, chitarrista e principale compositore Bruce Soord. Se già nel precedente album “Your Wilderness” la band dimostrava un’abilità musicale e compositiva non indifferente, con l’ingresso in fase compositiva di Harrison il gruppo si è avvicinato a ritmiche e sonorità più tecniche, senza però perdere i loro tratti caratteristici emersi nel precedente disco. Il lato negativo di questo album e che lo trovo personalmente abbastanza monotematico a livello di struttura musicale. Per questo motivo tendo a preferire ai brani in elettrico del disco, le versioni acustiche contenute nell’edizione deluxe che invece ho trovato più scorrevoli e meno uguali a sé stesse.

Numero 7:

Garden of the Titans (Live) – Opeth

Garden of The Titans è il primo album dal vivo degli Opeth dopo la contestata svolta prog. La scaletta del concerto è incentrata su brani degli ultimi tre album con alcune notevoli eccezioni (“Ghost of Perdition” su tutte). La principale sorpresa da questo live è la resa dal vivo dei pezzi degli ultimi tre album. Se su disco risultavano essere asciutti e molto aridi, dal vivo prendono finalmente vita e risultano essere più interessanti e maggiormente piacevoli all’ascolto. Tra questi, i migliori sono sicuramente “Cusp of Eternity” ed “Era”. Il principale lato negativo del disco (che ne abbassa il giudizio) a mio avviso è probabilmente la sua brevità. Un’ora e mezza di performance dal vivo per una band di oltre 25 anni di età è forse un po’ pochino, specie confrontato con il precedente live della durata di due ore e mezza nel 2010.

Numero 6:

2640 – Francesca Michielin

Ecco. Questo disco è la mia sorpresa del 2018. Se mi aveste detto a dicembre 2017 che nel giro di un anno avrei visto Francesca Michielin dal vivo due volte e le avrei comprato il disco, vi avrei preso per pazzi. E invece questo disco è la vera rivelazione del 2018 e la mia scommessa per il futuro della musica italiana. Finora è stata l’unica artista uscita da un talent (X Factor vinto nel 2011) in grado di non ripetersi musicalmente con 3 dischi tutti diversi tra di loro. 2640 contiene tutto quello che si può volere da un disco pop nel 2018. Elettronica, singoli radiofonici, una bella voce, una non ripetitività dei pezzi e un certo gusto nella sperimentazione come da molto tempo non si vedeva in un’artista italiana, per giunta così giovane

P.S Il suo “Tour sopra la techno”, in cui per 50 minuti ha riarrangiato i suoi pezzi in pieno stile Dance Pop Elettronico, suonando rigorosamente dal vivo basso, pad e synth è la cosa più innovativa fatta da un artista italiano dai tempi dei Subsonica con Discolabirinto. E sono passati più di 15 anni.

Numero 5:

Prequelle – Ghost

Un altro disco tra i più attesi del 2018 è il nuovo disco dei Ghost:Prequelle”. A mio avviso un timido passo indietro rispetto alla vera bellezza dei predecessori “Meliora” e “Infestissumam“. Ma partiamo dai motivi per cui questo disco mi è piaciuto. Gli arrangiamenti sono più semplici e diretti rimanendo sempre molto fedeli ai tratti che mi avevano fatto apprezzare i precedenti album e i pezzi in generale sono quasi tutti di alto livello (“Miasma“, “Life Eternal” e “Dance Macabre” più di tutti) con qualche sbavatura (“Faith” e il riff principale di “Rats” che è paro paro a quello del ritornello di “The Clairvoyant” degli Iron Maiden). La cosa che invece mi ha fatto abbassare il giudizio all’album riguarda il disco nella sua fase di produzione. “Prequelle” possiede una certa produzione a livello sonoro molto più vicina agli album heavy rock degli anni 80 che a quella di un album moderno. E rispetto all’oscurità pop di Infestissumam e Meliora lo trovo un passo indietro. Mezzo passo dai.

Numero 4:

Orizzonti Verticali – Doro Gjat

Dopo il buon successo di “Vai Fradi”, il 2018 è stato l’anno anche di “Orizzonti Verticali” del rapper carnico Doro Gjat. A differenza del precedente disco, Luca si è aperto a nuove sonorità più vicine al cantautorato di artisti come De Andrè e Battisti pur rimanendo con i piedi piantati nel territorio a lui congeniale del rap. Questa bi-direzionalità dello sguardo, unita alla decisione di rimanere “in provincia”, gli ha permesso di creare un qualcosa di “nuovo” in una scena come quella del rap italiano saturata dalla “trap”. Pezzi come “Rune“, “Discolce” e “La Pioggia ha il suo Odore” non raccontano più della semplice provincia come in “Vai Fradi” ma diventano specchio per dei ragionamenti più ampi sulla vita all’ombra delle montagne friulane (gli orizzonti verticali del titolo). Il disco di Doro è un documento vero di una realtà come quella friulana, rimasta isolata dalle grandi scene di Milano, Roma e Bologna e che da questo isolamento ha saputo trarre i buoni frutti di un raccolto durato 15 anni.

Numero 3:

Possibili Scenari – Cesare Cremonini

Nel novembre 2017, dopo un silenzio durato 3 anni Cesare Cremonini ha pubblicato “Possibili Scenari”. Non proprio un album del 2018 direte voi. Niente più sbagliato. Cremonini attinge dagli scenari musicali della sua giovinezza cresciuta all’ombra di Queen ed Elton John per questo nuovo disco che contiene un capolavoro dietro l’altro. Troviamo brani più radiofonici come “Kashmir, Kashmir” (che ripropone echi di Pharrell e Daft Punk) o “Nessuno vuole essere Robin” alternati a brani di meno facile approccio come “Poetica”, “Silent Hill” e soprattutto “La Macchina del Tempo”. Ma la vera punta di diamante di questo disco sono gli arrangiamenti ricercati e mai banali per i quali Cremonini ha ritardato l’uscita del disco di un anno, mai convinto della loro appropriatezza. Persino gli arrangiamenti di brani più banali come “La Isla” o “Al Tuo Matrimonio” conferiscono al pezzo stesso una musicalità non indifferente. Possibili Scenari è l’album pop del 2018. Pubblicato nel 2017.

P.S. Consigliatissima è anche la versione “per pianoforte e voce” uscita un mese fa che dimostra come questo disco, anche senza gli arrangiamenti pomposi di cui parlavamo sopra, resta una perla musicale pop non indifferente.

Numero 2:

Wasteland – Riverside

I Riverside nel Settembre 2015 pubblicarono “Love, Fear and the Time Machine” perla indiscussa della loro discografia. Pochi mesi dopo il chitarrista della band polacca Piotr Grudziński muore improvvisamente di infarto nel Febbraio 2016. La band entra così in uno stato di shock totale che li porterà a rimanere fermi come band per oltre un anno (se si esclude la compilation di materiale già edito “Eye of The Soundscape”). “Wasteland”, il primo album della band come un trio, uscito nel settembre 2018, è quindi pienamente influenzato dagli avvenimenti accaduti in questi 2 anni e mezzo. Il concept di fondo è quello di una perdita improvvisa totale dovuta a un evento post-apocalittico ben rappresentato dalla intro “The Day After”. Musicalmente la band ritorna alle sue origini di band progressive metal, mantenendo però l’approccio strumentale già visto nel precedente disco. Ne esce così un disco meno metal ma comunque cupo e basato sulle chitarre che sulle tastiere. Liricamente è un disco da leggere su più livelli di significato e che termina con un pezzo come “The Night Before” nel quale il cantante Mariusz Duda ci invita a resistere e non abbandonare le nostre speranze nella vita e che quando la lunga notte delle difficoltà passerà, noi saremo tra i sopravvissuti. Probabilmente il disco in studio liricamente più bello di questo 2018, secondo solo a un disco perfetto in ogni suo livello di analisi.

NUMERO 1

Home Invasion: In Concert At The Royal Albert Hall – Steven Wilson

Steven Wilson è probabilmente il più poliedrico musicista degli ultimi anni. In 4 album ha esplorato prima il jazz, il progressive classico, quello moderno e infine con l’ultimo album “To The Bone” ha esplorato il pop di qualità. L’album dal vivo, uscito quest’anno e registrato nel marzo di quest’anno, rispecchia la sua attitudine progressive anche per quanto riguarda le performance live. La scaletta è incentrata sull’ultimo album in studio, ma pesca a piene mani anche da Hand Cannot Erase e dal suo repertorio con i Porcupine Tree. Questo disco dal vivo è perfetto, prodotto bene, registrato altrettanto e con pezzi tutti quanti di alto livello lirico e musicale. Il tutto suonato da musicisti ottimi tecnicamente e con un impatto scenico davvero notevole (anche se molto fa la Royal Albert Hall come location). Il Blu Ray completa inoltre l’opera con una regia perfetta e molto cinematica che si concentra sui dettagli giusti al momento giusto offrendo così allo spettatore la possibilità di godersi il concerto come se si trovasse al centro della sala.

 


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