Sanremo 2020, il pagellone della seconda serata – EFFE RADIO

Sanremo 2020, il pagellone della seconda serata

Scritto da il 06/02/2020

Altro giro, altra corsa, Nella seconda serata di Sanremo 70 si completa il tabellone dei cosiddetti Campioni, con tanto di classifica provvisoria finale. Che premia – ancora! – Francesco Gabbani e affossa il rapper Junior Cally, per nulla perdonato dopo le polemiche delle scorse settimane. Per arrivare a tutto ciò, però, abbiamo dovuto aspettare la 1.30 di notte, fra ospitate troppo lunghe e messaggi promozionali indigesti. Un passo indietro dal punto di vista della gara, messa ampiamente in secondo piano. E non siamo nemmeno arrivati a metà festival…

PIERO PELÙ – VOTO: 6

Aura da ospite aggiunto, più che da concorrente. Piero Pelù aggredisce il palco riempiendo i vuoti di un pezzo un po’ bolso, da buonismo rockettaro di seconda mano. Premiatissimo dalla giuria demoscopica, che lo vorrebbe sul podio.

ELETTRA LAMBORGHINI – VOTO: (INFINITO)

Si può giudicare Elettra? Con quali strumenti, con quali pretese? La rampolla dell’impero Lamborghini fa storia a sé, arrivando sul palco terrorizzata e senza voce (non è una novità). Attesissimo, ora, il suo duetto con Myss Keta.

ENRICO NIGIOTTI – VOTO: 4

Avere 32 anni, e dimostrarne il triplo. Già l’anno scorso Nigiotti ci aveva fatto capire come il gigionismo fosse la sua cifra formale. Un cantautorato vecchio stile, privo di originalità e con testi spesso oltre la soglia dell’imbarazzo.

LEVANTE – VOTO: 5

Vorrebbe, probabilmente, essere molto più personaggio di quanto non sia in realtà. L’esibizione è inutilmente teatrale, e distoglie l’attenzione da una canzone che funziona e che non avrebbe bisogno di altri superflui optional.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI – VOTO: 4 ½

Uno degli ingredienti necessari per comporre il gruppone dei Big sanremesi è, da qualche anno a questa parte, la presenza della band simpatica un po’ indie che se ne frega e ama fare festa. Ieri Lo Stato Sociale, oggi i Pinguini Tattici: l’imitazione di un’imitazione.

TOSCA – VOTO: 7

La Classe, con la C maiuscola. E potremmo anche non aggiungere altro. 4 minuti di intensità come non se n’era vista fino a quel momento, di vera magia. Problema, non trascurabile: la canzone, il suo ritmo e anche – volendo forse essere troppo cattivi – il suo testo.

FRANCESCO GABBANI – VOTO: 6 ½

Gabbani sa perfettamente come “gabbare” il pubblico di Sanremo, come portarlo a sé con leggerezza. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia: la scrittura di Pacifico premia l’intimismo e l’introspezione, con fischio accattivante. Diabolico.

PAOLO JANNACCI – VOTO: 5

Ce la mette davvero tutta, ma non si capisce bene né a chi voglia rivolgersi né dove voglia andare. Il risultato è a suo modo straniante: vorrebbe trasmettere un mondo di emozioni, di emotività; e invece trasmette freddezza e distacco.

RANCORE – VOTO: 5 ½

Difficilissima la vita dei rapper a Sanremo, parte prima: dopo l’esordio in accoppiata vincente con Daniele Silvestri, Rancore si mette in proprio e ci prova. Ma è meno conosciuto sia di Anastasio (se non altro per la vittoria a X Factor) che di Junior Cally (per la polemica in atto). E suo malgrado rischia l’anonimato.

JUNIOR CALLY – VOTO: 7 ½

Difficilissima la vita dei rapper a Sanremo, parte seconda: via la maschera, e Junior Cally diventa improvvisamente non più una figurina ma un essere senziente e cosciente. Che ha qualcosa da dire, e lo fa con ritmo martellante e parole pesanti. La giuria lo bastona, senza probabilmente neache aver ascoltato il brano.

GIORDANA ANGI – VOTO: 5

Più che emozionata sembra poco convinta, quasi annoiata sul palco. Prima dell’inizio del festival le sue quotazioni erano altissime; ora c’è del terreno da recuperare, e la sua impersonale canzone sulla mamma di certo non aiuterà.

MICHELE ZARRILLO – VOTO: 6

13 volte a Sanremo, e inaspettato tentativo di “svecchiamento”. Il suo pezzo gira e, non lo cantasse Zarrillo, drizzeremmo pure le orecchie. Il problema è che a cotanto coraggio non siamo sicuri corrisponderà una adeguata comprensione, da parte di vecchi e – potenziali – nuovi fan.

AMADEUS – VOTO: 6 ½

In modo identico rispetto alla prima serata, il conduttore sparisce fra le righe, lascia il campo a Fiorello e sta ai suoi scherzi. Tattica vincente non si cambia, che da un lato denota una certa mancanza di personalità, dall’altra mette in mostra una non comune capacità di “stare un passo indietro” rispetto allo show.

FIORELLO – VOTO: 7

A briglia decisamente più libera. Instaura un rapporto di complicità col “vero” conduttore Amadeus. Brio, energia, capacità di non prendersi mai sul serio. In una parola, vincente. Anche quando rischia di fare troppo e fagocitare tutto e tutti.

TIZIANO FERRO – VOTO: 6

Immaginate di dover essere ospite a intermittenza di una serata, dovendo catalizzare l’attenzione per 3, 4, 5 volte a distanza di ore. Tiziano Ferro si fa travolgere dalle emozioni e dall’ipersensibilità, e per questo continua a piacerci. Con o senza Ranieri.

SABRINA SALERNO – VOTO: 5 ½

Ruolo complesso, forse perché non completamente definito. Rappresenta l’icona, va bene, nello stesso modo in cui probabilmente avrebbe dovuto fare Monica Bellucci. Ma poi, volendo andare oltre, cos’altro? Oltre le gambe c’è di più?

LAURA CHIMENTI ED EMMA D’AQUINO – VOTO: 5 ½

Intimidite da un ruolo nuovo con cui non si sentono a loro agio. Spazi ridotti all’osso, da annuncio para e proto telegiornalistico. Coi due monologhi (su libertà di stampa e genitorialità) fanno il compitino. Ed è tutto lì.

Filippo Zoratti


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