Priestess, Madman e Achille Lauro: Una Serata a tutta Trap! – EFFE RADIO

Priestess, Madman e Achille Lauro: Una Serata a tutta Trap!

Scritto da il 26/07/2019

Una serata dedicata ai più giovani quella andata in scena ieri sera a Udine con il concerto tripartito di Priestess, Achille Lauro e Madman. Un live che ha catalizzato nel piazzale del castello un notevole gruppo di giovanissimi e non solo, visto che tra il pubblico si poteva scorgere anche qualche ragazzo sopra i 25 anni e decisamente anche qualche adulto (venuto ad accompagnare i figli? Chi lo sa). Ma andiamo con ordine.

 

PRIESTESS

Alle 20:30 puntuali Priestess è salita sul palco assieme alla Dj Adrienne per proporre i pezzi contenuti nel suo primo album “Brava”; una trap molto più vicina a uno stile Urban che a quello tradizionale. Durante la sua esibizione, durata solo 40 minuti, l’artista pugliese ha proposto uno stile R&B di stampo statunitense, che finora ha trovato poco spazio in Italia, nel quale sono riscontrabili molti echi a Nicki Minaj, soprattutto nell’uso della voce. A riguardo devo lodare la perfezione vocale di Priestess che ha cantato tutto dal vivo, senza nessuna sbavatura e con registro vocale molto ampio, dai toni più bassi fino agli acuti più alti e alle sezioni “urlate”. Degne di nota anche le tematiche femministe di alcuni pezzi, che sin dal loro titolo descrivono una serie di figure femminili, alle quali Priestess si ispira, (Brigitte, Crudelia, Andromeda, Maria Antonietta ecc) disposte a tutto pur di mettersi in gioco e dimostrare la loro grinta femminile. Per tutti questi motivi ho apprezzato la performance dell’artista pugliese, una voce differente, seppur ancora non proprio padrona del palco, nel panorama della musica Urban.

 

ACHILLE LAURO

Dopo un rapido cambio palco è arrivato il momento della figura più chiacchierata della nuova scena Trap: Achille Lauro che per un’ora ha proposto la sua musica assieme al suo chitarrista e produttore Boss Doms e la band al completo. Il suo concerto è un set più rock che trap, un totale stacco rispetto alle sonorità che abbiamo potuto apprezzare con il set di Priestess. Le differenze si notano fin da subito: alla prima pausa possibile Lauro ringrazia il pubblico e impone subito le due regole: “Questa è una festa, quindi prima regola i cellulari cortesemente in tasca grazie, seconda regola: i vestiti non vi servono”. Da questo momento in poi il concerto diventa una vera e propria festa con Lauro e Boss Doms che costantemente scendono tra la folla a creare quel contatto tra band e pubblico  più derivato dalla musica rock che da quella hip hop (anche con “gavettoni” da parte del cantante usando le bottigliette di acqua del palco). Nonostante ciò, al centro dello spettacolo, c’è sempre la figura di Achille Lauro, un artista maledetto dall’attitudine punk basata sul concetto di “Carpe Diem” che ricorda molto un Vasco Rossi dei primi anni 80. Lo show di Lauro è stato una contaminazione di generi, un qualcosa di totalmente nuovo che unisce lo spirito ribelle del punk con quello di rottura della trap. Due generi mai così diversi, quanto più simili nelle loro origini.

 

MADMAN

È venuto il momento dell’ultimo set del concerto, quello di Madman, atteso da molti come uno dei rapper più innovativi, non ha fatto prigionieri, con un set a dir poco esplosivo. Probabilmente questo è stato lo show più tradizionale tra i tre che ho avuto modo di vedere, con una scenografia minimale (fatta da poche luci ma ben studiate) e una postazione rialzata per il suo dj: “DJ 2P”. Il rapper pugliese è riuscito, in un’ora e 15 minuti di show, a dimostrare con il suo rap diretto e tagliente di non averne per nessuno: con bordate di rime sciorinate a una velocità disarmante, per uno show ponte tra la vecchia e la nuova scuola. Degna di nota è stata anche la partecipazione del pubblico praticamente totale, con tutto l’audience che conosceva a memoria le sue rime e le cantava quasi fossero inni generazionali. Uno show coinvolgente e diretto, in tipico stile Madman che ha chiuso una serata diversa e diversificata, con tre stili distinti che dimostrano come l’hip hop in Italia non sia un’unica massa uniforme, bensì un crogiuolo di esperienze e stili diversi.

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