L'E-commerce ai tempi del Covid, i riflessi su mercato, consumatori e imprese | EFFE RADIO

L’E-commerce ai tempi del Covid, i riflessi su mercato, consumatori e imprese

Scritto da il 01/07/2020

Una panoramica sulle ultime dinamiche di e-commerce e digitalizzazione, una riflessione sulla necessità di saper diversificare e rimodulare, da parte delle imprese, la propria offerta commerciale alla luce appunto dei nuovi strumenti e tendenze del mercato, più equilibrio, specie in termini di fiscalità, fra le componenti la rete distributiva e risorse per le aziende meno strutturate e di vicinato, essenziali per produttività, occupazione e sicurezza dei territori, per consentire loro l’acquisizione competenze digitali indispensabili per assicurarne sopravvivenza e nuovi spazi di business.

Questo quanto emerso nella presentazione dell’”Osservatorio E- Commerce 2020”, appuntamento organizzato da Confcommercio Trieste d’intesa con le associazioni di categoria degli altri tre ambiti provinciali, per illustrare i dati dello studio, inerente appunto e-commerce e web, realizzato da Format Research.

Ad aprire i lavori è stato Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste, che ha subito evidenziato come l’-e-commerce, in crescita esponenziale in tutto il mondo, rappresenti una realtà inarrestabile anche a livello locale, considerato che, solo in FVG, negli ultimi 10 anni, le imprese del dettaglio dedite alle transazioni online, siano cresciute di oltre il 210%.

Uno scenario – ha proseguito Paoletti – consolidatosi ulteriormente durante il Lockdown, che rende indispensabile una capacità, da parte delle imprese, di rinnovare, per quanto possibile, format strutturale e offerta commerciale, per non essere bypassate da competitor di maggiori dimensioni e capacità negli investimenti. Tuttavia – ha rimarcato il presidente della Confcommercio giuliana – disponibilità alla formazione e vocazione ad innovare, per un piccolo imprenditore, possono non bastare. I pesanti oneri, le difficoltà di accesso al credito e la troppa burocrazia, sono lacci che limitano alquanto possibilità e potenzialità di crescita, specie di micro realtà, piccole-imprese e aziende a conduzione familiare, riducendo drasticamente tempo e risorse da destinare appunto a formazione e acquisizione di nuove competenze”

Paoletti ha quindi ricordato come la formazione al digitale, da tempo, rappresenti una priorità per Confcommercio Trieste. Solo nell’ultimo anno, a questo riguardo, sono stati organizzati oltre una decina, tra incontri, appuntamenti formativi e dialoghi diretti con le aziende associate più innovative, per sensibilizzare gli operatori economici sull’importanza del digitale e del web.

“Per incentivare e favorire l’innovazione – ha poi sottolineato ancora Paoletti – servirebbero più risorse e strumenti mirati da utilizzare per le realtà economiche del nostro settore e nel quadro di una programmi condivisi fra settore pubblico e soggetti privati accreditati quali sono ad esempio i CAT”.

Il presidente di Confcommercio, guardando a più ampio raggio, ha pure ribadito l’urgenza del varo di misure atte a garantire equilibrio tra tutte le componenti la rete commerciale, con un chiaro riferimento alla web tax e auspicato che, le linee programmatiche di ripartenza del Paese, includano investimenti significativi per turismo, infrastrutture, digitalizzazione nonché per la riqualificazione di centri urbani e valorizzazione del commercio tradizionale, essenziali, rispettivamente, per l’attrattività dei luoghi in ottica turistica e scongiurare una desertificazione di quartieri e rioni con le molteplici ricadute negative che da ciò deriverebbero.                    

 

Internet nel mondo, in Italia e in FVG

 

Su una popolazione mondiale di 7,7 miliardi di persone, oltre 4,5 delle stesse (58%) utilizzano abitualmente Internet, i cui siti attivi sfiorano i 2 miliardi, con un tasso di crescita dei frequentatori della rete, dall’inizio del nuovo millennio ad oggi, pari a + 1.167%.

Guardando alle varie aree del pianeta, l’accesso al web è particolarmente fruibile in Nord America (89%) e in Europa (88%), che distanziano notevolmente Sud America (69%), Asia (54%) e soprattutto il continente africano (39%).

Pr quanto concerne l’Italia, il nostro Paese di colloca al 19esimo posto della graduatoria (55milioni di utenti, + 315% nell’ultimo ventennio) che vede primeggiare la Cina (829milioni di navigatori con un incremento pari a +3.584% dal 2000 ad oggi).

Sia in ambito nazionale che regionale, i tre motivi più frequenti di utilizzo della rete sono legati all’uso di servizi di messaggeria istantanea (88,3% in Italia e 87,6% in FVG), alle chiamate e videochiamate (64,5% e 62,3%), alla lettura di giornali o alla necessità di reperire informazioni di vario genere (57% e 62,8%).

Percentuali molto più basse invece sono correlate all’acquisto di beni e servizi (39,9% in Italia e 41,5% in FVG) o al relazionarsi con la Pubblica Amministrazione (29,3% in Italia e 31,4% nella nostra regione).

Il Report evidenzia anche il forte gap digitale che sussiste tra il nostro Paese e il resto dell’UE in quanto, in base al DESI (Digital and Society Index), occupa appena la 25esima posizione della classifica.

Il valore dell’indicatore è elaborato tenendo conto di 5 parametri inerenti connettività, capitale umano e competenze digitali, utilizzo di Internet da parte dei cittadini, integrazione di tecnologie digitali nelle aziende e digitalizzazione dei servizi pubblici.

Il Desi rileva pure come il ritardo dell’Italia rispetto ai competitor delle altre nazioni, sia particolarmente accentuato quanto a connettività, amministrazioni pubbliche e utilizzo della rete da parte del tessuto produttivo.

La situazione è migliore sul versante delle famiglie, il 76,1% delle quali accedono regolarmente al web (78,7% quelle del FVG), con un incremento del 25% negli ultimi sette anni, sia a livello nazionale che regionale.

 

Le nuove dinamiche dell’E-Commerce

 

Nel mondo il 40% della popolazione, pari a 2,8 miliardi di individui, effettua acquisti via rete con la Cina che si conferma leader sul mercato in relazione alle vendite online, seguita da USA e Gran Bretagna mentre, sul fronte delle imprese, l’Italia occupa la 26esima posizione della classifica europea (quart’ultimo posto), con appena il 10% delle unità produttive che devono al web almeno l’1% del loro fatturato. La media dei proventi delle aziende italiane derivante dall’e-commerce è pari al 12% di quelli complessivi anche se, l’effetto Lockdown e l’impossibilità di accedere fisicamente ai negozi, potrebbe portare a fine anno il valore degli acquisti online a superare i 50 miliardi di Euro, incrementando quel trend di crescita dello shopping via web che, dal 2009 al 2019 è passato da 6,6 a 31, 6 miliardi di Euro (+15% nel solo raffronto tra l’anno scorso e quello precedente).

Lo stop alla circolazione delle persone e i punti vendita fisicamente chiusi hanno peraltro portato ad un aumento, nei mesi dell’emergenza sanitaria, del 23% degli acquisti online dei prodotti alimentari e del 15% di quelli, all’ingrosso, di articoli farmaceutici.

Allargando il focus al FVG e limitandolo al contempo al solo 2019, in regione il 61,8% degli utenti di Internet ha comperato almeno un prodotto sul web (57,2% invece la media nazionale).

Lo strumento più utilizzato, in generale, è il PC (55%), seguito da smartphone (40%) e tablet (5%).

Va inoltre sottolineato come il digitale sia stato utilizzato spesso per smart working, rapporti di lavoro e contattare familiari e amici stante i divieti di frequentazioni in presenza. 

 

Gli effetti del Covid-19 su fatturato delle imprese, acquisti ed abitudini degli italiani e in FVG

 

Il Report evidenzia come, dopo il rallentamento del primo periodo di diffusione dell’epidemia, successivamente, proprio le restrizioni alla circolazione, abbiano determinato nel nostro Paese un’impennata degli ordini online (+200% nell’ultima settimana di aprile su base tendenziale e +130% in FVG), grazie a 2 nuovi milioni di consumatori che hanno “scoperto il web, la maggioranza dei quali (1,3 milioni), spinta appunto dal Lockdown.

La corsa all’acquisto, anche in FVG, ha riguardato soprattutto il segmento food, con un incremento massiccio delle ricerche su Internet quanto a prodotti alimentari, prezzi, location sedi dei possibili acquisti e fruibilità del servizio di consegna a domicilio.

A quest’ ultimo riguardo, nella nostra regione, la possibilità di fruire di tale opportunità, è stata oggetto, nell’ultimo trimestre, di una media di 81 ricerche, con i consumatori che hanno rivolto la loro attenzione soprattutto ai negozi più vicini alla loro residenza e/o domicilio.

L’entità delle ricerche per verificare quali fossero i negozi disponibili alla consegna a casa, è stata comunque inferiore a quella riguardante la spesa online in generale.

In Friuli Venezia Giulia, inoltre, un notevole numero di click, è stato effettuato per ricercare notizie circa la disponibilità di gel disinfettanti e mascherine.

Va inoltre sottolineato come l’utilizzo del digitale, anche nella nostra regione, abbia fatto riscontrare una forte espansione per operare in smart working, mantenere rapporti di lavoro e contattare familiari e amici stante i divieti di frequentazioni in presenza. 

Il Covid-19 ha inoltre contribuito all’evoluzione tecnologica delle imprese del nostro Paese con un + 214% di aziende che hanno attivato un canale di consegna della merce ai clienti e un + 136% di quelle che si sono predisposte all’e-commerce.

Dinamiche simili anche in FVG dove gli incrementi del numero di aziende che, rispetto al periodo antecedente la diffusione dell’epidemia, hanno offerto consegne dirette e iniziato ad effettuare vendite online, sono stati rispettivamente del 214% e del 140%.

A beneficiare del forzato cambio di abitudini negli acquisti dei residenti in Friuli Venezia Giulia, sono state le imprese del commercio, prevalentemente alimentare e del comparto della ristorazione.

In ambito nazionale, invece, il Focus rileva come il 46% ed il 74% delle aziende che hanno attivato, rispettivamente, e-commerce e consegna a domicilio durante l’emergenza, continueranno a farlo anche in futuro, una scelta, quella inerente il commercio elettronico, dovuta al fatto che, per il 77% degli operatori interpellati, il web ha permesso di acquisire nuovi clienti. 

Le unità produttive dedite alle transazioni online sono passate, dalle circa 15mila unità del 2016, alle oltre 23mila del marzo di quest’anno (342 in FVG dalle 103 del 2015, per un incremento medio annuo dell’8,6%, il più basso d’Italia). 

Il Report va inoltre a quantificare l’impatto del Lockdown sul fatturato delle diverse attività economiche che, a fine anno, farà registrare una diminuzione, anche a livello locale, guardando ai comparti maggiormente colpiti, dell’80% per il segmento cinematografico, del 55% per agenzie di viaggio e tour operator, del 52,9% per il settore alberghiero e del 50,3% per la ristorazione. 

A dicembre, invece, il bilancio sarà positivo per il commercio online in generale (+40%), i produttori di dispositivi medicali (+19,5%), la rete distributiva di protezioni di sicurezza e profilassi (+14,4%) ed il commercio al dettaglio di cibi surgelati (+8,2%).


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